La maggior causa delle carenze di ferro è da attribuirsi alla dieta abituale ed in particolare al basso consumo di cibi ricchi di ferro e all'alto consumo di cibi ricchi di chelanti del metallo, quali il fitato e o competitori del Fe(2+) quali il calcio. Altre cause includono la perdita di sangue associata con le emorragie gastrointestinali, gli interventi chirurgici , l'aumentata richiesta da parte dell'organismo (nei bambini e nelle donne gravide) o alterazioni geniche. La carenza non grave di ferro può provocare:
Negli ultimi decenni è diminuita la prevalenza dell'anemia associata a deficienza di ferro (IDA) nei paesi industrializzati
dove sembra colpire più di 500 milioni di persone. E' stato stimato che il 50% delle donne in gravidanza hanno questa forma
di anemia e che i bambini nati da madri anemiche hanno un'alta prevalenza di anemia nei primi sei mesi di vita.
Recenti studi hanno indicato che i maggiori inconvenienti di una deficienza di ferro si evidenziano con disordini nello sviluppo
psicomotorio, nelle funzioni cognitive e con deficit nelle prestazioni lavorative, oltre a basso peso alla nascita e
prematurità. In generale la carenza di ferro segue sempre la stessa sequenza di eventi fisiologici: all'inizio vi è una
deplezione delle riserve del metallo e una caduta dei livelli ematici di ferritina che si manifesta in modo asintomatico.
Successivamente i livelli di emoglobina precipitano con conseguente modificazione morfologica negli eritrociti e un
aumento dei livelli totali di transferrina circolante a causa di un aumento di assorbimento del ferro nel tratto
gastrointestinale.
Nell'ultima fase, quando si instaura la fase più grave della carenza del metallo si osserva una
deplezione degli enzimi che contengono ferro e quindi una compromissione di tutte le funzioni metaboliche principali.